Posted on Dic 20, 2017

Leo-Bud-Welch (foto Francesca Castiglioni ©)Leo “Bud” Welch è stato in assoluto la più bella scoperta non appena approdati a Clarksdale, Mississippi, durante il nostro viaggio nel gennaio 2014. Boscaiolo in pensione, ha rappresentato quasi l’ultimo esempio di storyteller del Mississippi, abitando per un’intera vita nel paese stesso in cui è nato, Sabougla, nella contea di Calhoun, minuscola località nel cuore del Mississippi. Nonostante suonasse e cantasse per diletto fin dalla tenera età dei suoi 13 anni, esibendosi esclusivamente nelle chiese, nelle feste di paese e nei musical organizzati dalle scuole locali, venne “scoperto” ad 81 anni, incidendo ad 82 il suo primo disco “Sabougla Voices” seguito l’anno successivo da “I Don’t Prefer No Blues“, entrambi editi dalla famosa etichetta discografica Fat Possum. E solo dopo il suo primo viaggio intercontinentale, affrontato quasi per scommessa, per un concerto a Verona presso il Club “Il Giardino” (di fatto il suo primo concerto su suolo Europeo), tenutosi il 15 maggio 2014 e bissato dopo pochi giorni con la bellissima esibizione a “I Vizi del Pellicano” di Reggio Emilia – entrambi eventi organizzati da A-Z Blues – cominciò per lui una nuova vita, una costante avventura che lo ha visto impegnato in lunghi tour promozionali tra America ed Europa, negli ambienti più annoverati, come una vera e propria “star” del più genuino ed autentico blues, emozionanti momenti fissati nel cofanetto CD-DVD della più recente produzione “Live at The Iridium” edita dalla statunitense Cleopatra Blues. Da qui il suo personale ringraziamento incollando l’adesivo di Blues Made In Italy alla sua amata chitarra “pink sparkle” come generoso gesto di riconoscenza nei confronti dell’Italia e del suo caloroso pubblico, dicendo con orgoglio: “Così lo farò vedere ovunque andrò a suonare!“. Non trascurabile anche la sua collaborazione chitarristica all’interno dell’album “Sahara to Mississippi“, nel quale Leo “Bud” Welch ha duettato con Faris, dimostrando l’apertura del suo linguaggio musicale sul disco dalle marcate influenze touareg e desert blues. Il suo carisma, unito ad un carattere spontaneo, simpatico, scherzoso ed estroverso gli hanno permesso di trasmettere il vero valore del blues affrontando ogni tipo di situazione e coinvolgendo di volta in volta un pubblico eterogeneo, dai grandi appassionati fino ai giovani più a digiuno della cultura blues. Da qui una serie di interviste in tutto il mondo, partecipazioni televisive e parti da “attore” in film ambientati nel South Usa, ed ancora incontri con i giovani nelle scuole, copertine dedicate da parte di riviste musicali specializzate, fino addirittura ad un film-documentario (di prossima uscita, a cura di Wolfgang Pfoser-Almer), dal titolo “Late Blossom Blues“, un film dedicato alla sua vita che sta attualmente facendo letteralmente il giro del mondo attraverso i circuiti del Film Festival, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Un’autentica favola insomma, una tipica storia “di chi ce l’ha fatta”, avveratasi nell’ultimo quinquiennio della sua lunga vita, proprio nel momento in cui quasi chiunque si sarebbe potuto sedere in poltrona godendosi il meritato riposo dopo una vita di duro lavoro, mentre lui – con sguardo sorpreso e genuino tipico di chi ancora non capisce bene cosa gli stava accadendo attorno – affrontava questa ennesima avventura, con la semplicità e l’energia di un adolescente. Che il suo Blues piacesse o no, infine poco importa, è stata l’esperienza umana a lasciare un’indelebile traccia in chiunque – in questo mondo nel frattempo completamente cambiato – abbia avuto la fortuna di incontrarlo. R.I.P. Leo “Bud” Welch!

“Con Leo “Bud” Welch se ne va anche una parte di me, riposa in pace caro amico. Grazie per tutte le indimenticabili esperienze condivise e per il segno indelebile che mi hai lasciato” (Lorenz Zadro)

“L’ennesima dimostrazione di quanta umiltà ci possa essere in un uomo che ha saputo, con coraggio, affrontare una dura vita, raccogliendo i pochi frutti a lui concessi, ma gustandoseli con passione. Una lezione per noi tutti” (Antonio Boschi).