Blues, e chi non lo conosce?

Muddy Waters cantava «il blues ha avuto un bambino e l’hanno chiamato rock’n’roll» e, a quanto pare, tutta la musica del secondo Novecento ha un grande debito nei confronti del Blues. E allora prendiamo ad esempio proprio le grandi band e i celebri rocker spuntati come funghi tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70: Led Zeppelin, Rolling Stones, Pink Floyd, Black Sabbath, Eric Clapton, Jimi Hendrix, Grateful Dead, Allman Brothers, Bob Dylan, Deep Purple. Ma gettiamo uno sguardo anche nel parco artisti legati alla storia più recente: Nina Hagen, Green Day, Cindy Lauper e Nirvana.

 

Il Blues dietro ai grandi rocker


Ognuno di questi artisti o formazioni ha avuto l’importanza di trasformare il blues, personalizzandolo e creando dei veri e propri generi musicali, che potremmo quasi suddividere in una sorta di categorie:

 

PSYCHEDELIC BLUES

Negli Stati Uniti, sulla costa occidentale, alla metà degli anni ’60 nacque un vero e proprio movimento, che genererà uno dei più interessanti ed importanti stili di vita alternativi. Merito di tutto ciò va dato ai Grateful Dead, la band guidata da Jerry Garcia che proprio dal blues partì dilatandone i suoni e portando le esibizioni a vere esperienze mistiche, anche grazie all’uso di sostanze psicotrope, come l’LSD. Questa esperienza contagiò parecchie formazioni sia negli USA che nella vecchia Europa, tra cui anche i Beatles che seguirono l’onda di una nuova generazione.

Ma se si deve parlare di Inghilterra allora più di chiunque furono i Pink Floyd ha mettere il blues alla base della loro musica spaziale e psichedelica. L’avanguardia sonora di questa band inglese ha attinto ai colori del blues revival che fioriva proprio in quegli anni: David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason hanno intinto i loro acidi lisergici nell’acquasantiera del blues tradizionale creando una nuova miscela sonora al contempo intimista ed extracorporea. Non a caso Syd Barrett, fondatore della band, ricavò il nome Pink Floyd unendo i nomi dei due suoi bluesmen preferiti: Pink Anderson e Floyd Council.

 

BLUES ROCK INGLESE

Restando in terra inglese possiamo tirare in ballo pure quel fortunato genere del blues rock avviato a quel tempo dai lungimiranti Rolling Stones, nati e formatesi sulla scia di Alexis Korner. Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts hanno scelto un celebre brano di Muddy Waters per dare il nome al gruppo, e già questo fatto è indice di quanto caro fosse il blues per questi scapestrati musicisti inglesi. I Rolling Stones hanno spezzato con la loro trasgressività le catene schiaviste del blues d’oltreoceano importandolo in Inghilterra dove sono diventati simbolo del movimento di protesta che si è sviluppato in quegli anni. A fianco delle pietre rotolanti c’è pure Eric Clapton che viene a contatto con il blues fin da bambino, quando ascoltava assiduamente la radio. Ricevuta in regalo una chitarra, Eric divenne parte dei The Yardbirds, successivamente dei Bluesbreakers di John Mayall e poi dei Cream, fino al momento in cui si dedicò alla carriera solista. Tutto il resto è storia.

 

HARD ROCK & HEAVY BLUES MADE IN UK

Alla regina non piacevano solo lo space e il blues rock, ma anche i generi un po’ più pesanti. Ecco che Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath hanno anch’essi fatto del Blues la loro base di partenza. Gli Zeppelin hanno ripreso “When The Levee Breaks” di Memphis Minnie ritingendo il brano con un batterismo pesante e forti colori ipnotici. Con loro il british blues è arrivato ai massimi livelli e Jimmy Page poteva venire considerato – assieme a Peter Green dei Fleetwood Mac e ad Eric Clapton – tra i migliori chitarristi britannici, senza ovviamente sottovalutare personaggi come Rory Gallagher. I Deep Purple, la band da guinness dei primati più rumorosa al mondo, fu pioniera dell’heavy metal prendendo in prestito riff e melodie dal blues, ma anche dalla musica orientale e dal jazz. Ozzy e colleghi hanno invece giocato con il diabolico tritono in celebri brani come l’omonimo “Black Sabbath” enfatizzando le dissonanze e creando atmosfere sinistre, perfette per incontrare il diavolo al crocicchio e stringere qualche fantomatico patto. Utile ricordare che quest’ultimi nacquero dalle ceneri della “Polka Tulk Blues Band”, accorciato poi in “Polka Tulk”, che si presentava inizialmente con un repertorio prevalentemente blues.

 

IL SOUTHERN BLUES MADE IN USA

Il 1969 è l’anno che vede formarsi a Jacksonville in Florida la Allman Brothers Band, gruppo di spicco quando si parla di Southern Rock, ma non solo. Anche i fratelli Allman infatti hanno guardato verso le radici della musica americana inserendo nelle loro canzoni spunti musicali tratti dal repertorio blues. Duane e Gregg assieme al resto della talentuosa southern band hanno anche riproposto per intero brani come Statesboro Blues e Stormy Monday, reinterpretandoli con un gusto davvero inimitabile. Il merito della band che trovò sede a Macon, Georgia, fu quello di aver contaminato ed influenzato decine di formazioni. Le principali, senz’altro, furono i Lynyrd Skynyrd e la Marshall Tucker Band e, con gli anni ’90 Black Crowes e North Mississippi Allstars.

Intanto, nel vicino Texas, un trio che diverrà famosissimo per il proprio look e per la grinta del suono, iniziava a compiere i primi passi tra polverosi blues, con l’approvazione di Jimi Hendrix. Bill Gibbons, Dusty Hill e Frank Beard rappresentavano il classico power trio, dove il blues era la nota dominante e gli ZZ Top erano ultimi solo nella lista cronologica degli scaffali nei negozi di dischi, ma ben presto in vetta alle classifiche di vendita in tutto il mondo.

Copertine di celebri album rock


 

LUPI SOLITARI AMERICANI

Restando in terra americana è inevitabile citare due pietre miliari della musica del secondo dopo guerra: Jimi Hendrix e Bob Dylan. Il 16 giugno 1966 al Pop Festival di Monterey Jimi apre il suo set con l’infuocata “Killing Floor” di Howlin’ Wolf. Jimi è il Robert Johnson degli anni ’60: ha venduto l’anima al diavolo e quest’ultimo gli ha donato 27 fugaci e brucianti anni di sex, drugs and rock’n’roll. E il poeta Dylan? Anche lui beccato con le mani nel barattolo del blues? Senza ombra di dubbio l’intera poetica di Bob è intrisa di un Blues di fondo: lotta per la libertà, denuncia delle ingiustizie, ostinate nuotate contro la corrente dei corrotti meccanismi politici e industriali. «Diversamente da molte canzoni d’oggigiorno che sono scritte in Tin Pan Alley [..], questa è una canzone che non è stata scritta lì, questa è stata scritta da qualche parte negli Stati Uniti». Con queste parole si apre Bob Dylan’s Blues tratta da The Freewheelin’ Bob Dylan del 1963. E ancora dichiara: «È una canzone fatta a braccio. Ho cominciato con un’idea e da lì ho continuato. Come quando vedi una stradina laterale. Ci sbirci dentro e poi continui a camminare.»

Se non è Blues questo…

 

PUNK ROCK E GRUNGE ANNI ’90

Dando un’occhiata tra il Punk Rock e il Grunge fiorito negli anni ’90 possiamo scorgere anche lì qualche band che ha il Blues nel cuore: Green Day e Nirvana. Non è sicuramente una questione legata agli inizi di carriera, ma entrambi i gruppi hanno strizzato l’occhiolino al Blues attraverso interviste, dichiarazioni e qualche cover. I Nirvana incisero In the Pines, registrata dal vivo nel celebre “MTV Unplugged” e conosciuta anche con i titoli Black Girl e Where Did You Sleep Last Night?, è una canzone della tradizione per lo più associata al nome del bluesman Leadbelly (poiché ne incise molte versioni negli anni quaranta). Billie Joe Armstrong dei Green Day ha invece più volte dichiarato ai giornali di ascoltare spesso Otis Rush e Leadbelly, perché “il Blues è il vero Punk che ci resta”.

 

LE DONNE DEL 2010

Avvicinandoci temporalmente ancor di più ai giorni nostri e virando verso il settore musicale femminile, è possibile individuare due grandi omaggi discografici al Blues pubblicati nel 2010: “Personal Jesus” di Nina Hagen e “Memphis Blues” di Cindy Lauper. La tedesca Nina Hagen, una delle grandi esponenti del Punk, ha incluso nel suo disco brani di Blind Willie Johnson e T-Bone Walker, ma ha anche scelto di riproporre un pezzo del folk singer Woody Guthrie e uno della grande soul woman Marion Williams, andando a omaggiare in questo modo anche le varie diramazioni del Blues. Memphis Blues, undicesimo album in studio della Pop star statunitense Cindy Lauper, è un disco che vede protagonisti anche alcuni importanti ospiti: Charlie Musselwhite, Ann Peebles e Allen Toussaint. Tra una Rollin’ and Tumblin’ e una sempreverde Crossroads anche la coloratissima Cindy Lauper ha reso nota la sua dichiarazione d’amore nei confronti del Blues.