Durante questo periodo di emergenza sanitaria anche noi di A-Z Blues aderiamo all’invito del nostro Governo #iorestoacasa e cogliamo l’occasione per darvi qualche suggerimento su alcuni film, ovviamente a tema Blues per le vostre giornate “oziose”.

Sono tante le pellicole cinematografiche e i documentari che negli anni (fortunatamente) ci hanno ricordato la storia di questa speciale cultura che partendo dal popolo afroamericano è diventata mondiale.

Per una vostra comodità abbiamo pensato di suddividere i nostri consigli – ovviamente quelli emersi nel rovistare i nostri “bauli dei ricordi” – in 3 macro categorie, ovvero:

 

FILM DOCUMENTARIO

Iniziamo non da un singolo film, bensì da un celebre cofanetto che ne contiene addirittura sette. Stiamo parlando di The Blues di Martin Scorsese, una serie di documentari incentrati sulla storia della musica blues e diretti da diversi registi. Ogni “capitolo” analizza ed esplora sfaccettature differenti di questo genere musicale e sulle sue evoluzioni. I titoli di queste opere sono i seguenti:

  • Dal Mali al Mississippi (Martin Scorsese)
  • L’anima di un uomo (Wim Wenders)
  • The Road to Memphis (Richard Pearce e Robert Kenner)
  • Warming by the Devil’s Fire (Charles Burnett)
  • Godfathers and Son (Marc Levin)
  • Red, White and Blues (Mike Figgis)
  • Piano Blues (Clint Eastwood)

Nel 1978 il leggendario Alan Lomax, in compagnia di Worth Long e John Bishop, telecamera alla mano, iniziarono ad addentrarsi in The Land Where The Blues Began, regalandoci uno dei più interessanti spaccati della scena blues nel Mississippi.

La stessa cosa faranno – col nuovo millennio – Roger Stolle e Jeff Konkel coi loro 2 docufilm intitolati M for Mississippi e We Juke Up in Here!.

Sempre restando nel Deep South da non perdere l’opera ideata dal cineasta francese Bertrand Tavernier che assieme a Robert Parrish nel 1983 confezionarono Mississippi Blues, un lungo diario di viaggio nel Sud degli Stati Uniti grazie alle testimonianze delle persone incontrate lungo il loro cammino.

Altra pietra miliare della cinematografia legata al blues è Deep Blues: A Musical Pilgrimage to the Crossroads, diretto da Robert Mugge e realizzato dal critico musicale Robert Palmer (autore dell’omonimo volume) che, accompagnato dal musicista David Steward (Eurythmics) ha esplorato la zona di Memphis e il Nord del Mississippi incontrando il meglio della scena blues di quegli anni.

Imprescindibile poi è il documentario recentemente uscito intitolato Remastered: Devil at the Crossroad. Questo biopic prende spunto dal documentario del 1991 di John Hammond Jr. e, in poco meno di un’ora, ripercorre la vita scalcagnata di Robert Johnson, qui designato come il fondatore del sinistro “club 27”.

Altri film degni di nota sono: Muscle Shoals: Dove nascono le leggende, la storia della celebre etichetta dell’Alabama, Searching for the Wrong-Eyed Jesus, film del 2003 a cavallo tra blues, country e cristianesimo, Willie King, down in the woods, un documentario sul celebre bluesman di Old Memphis, Alabama e il recentissimo Late Blossom Blues, che ci racconta la vita di Leo “Bud” Welch. 


 

FILM DI DENUNCIA

Quasi sicuramente il film di denuncia più importante (che non parla esplicitamente di musica, ma è immerso in un clima blues tout court) è Mississippi Burning – Le radici dell’odio. Questa pellicola di Alan Parker (Premio Oscar 1989) è stata ispirata dall’assassinio degli attivisti per i diritti civili del Mississippi, avvenuto nella contea di Neshoba, nel giugno del ‘64 da parte di un gruppo di delinquenti appoggiati dallo sceriffo. L’omertà delle autorità e degli abitanti di fronte alle molteplici brutalità perpetrate contro la popolazione nera lasciano trasparire sentimenti profondamente blues.

Altri due film che si sono aggiudicati il Premio Oscar sono Selma – La Strada per la Libertà (2015) e Green Book (2019).

Nella pellicola diretta da Ava DuVernay viene rievocata la marcia che ha visto il popolo afroamericano affrontare da Selma a Montgomery avvenuta nel 1965 e promossa dal Rev. Martin Luther King Jr. a favore dei diritti civili del suo popolo.

Con il film diretto da Peter Farrelly, invece, ci troviamo nel 1962 quando un buttafuori italoamericano ed un pianista di colore percorrono un lungo tragitto tra New York e Birmingham, in Alabama, utilizzando il famigerato “libro verde” una guida annuale per i viaggiatori di colore sulla quale erano indicati alberghi e ristoranti dove potevano entrare.

Nel 2012 toccò a The Help aggiudicarsi la prestigiosa statuetta, grazie all’ottimo lavoro di Tate Taylor particolarmente abile nel trasporre su pellicola il romanzo di Kathryn Stockett, che miscela vari sentimenti sulla dimensione privata delle lotte civili, viste e condannate da una giovane donna bianca nella Jackson (Mississippi) dei primissimi anni Sessanta.

Se siete “Netflix aficionados” allora vi consigliamo un film non strettamente musicale, ma che racconta una storia dai connotati molto blues. 12 anni schiavo, film del 2013 diretto da Steve McQueen, è tratto dall’omonima autobiografia del talentuoso violinista di colore Solomon Northup edita nel 1853. Nel 1841, prima della guerra di secessione, Solomon vive con la moglie e i figli a Saratoga Springs ma, ingannato da due falsi agenti di spettacolo, viene imprigionato, privato dei documenti che certificano la sua libertà e portato in Louisiana, dove rimarrà in schiavitù per 12 anni

Louisiana (the other side) dell’italiano Roberto Minervini invece non parla di blues come genere musicale, ma come sentimento profondamente umano. In un territorio invisibile, ai margini della società, sul confine tra illegalità e anarchia, vive una comunità dolente che tenta di reagire a una minaccia: essere dimenticati dalle istituzioni e vedere calpestati i propri diritti cittadini. Non vi è alcun riferimento esplicito al blues, ma le immagini, i silenzi e questo spaccato di società lo sanno esprimere egregiamente.

Anche Il Colore Viola di Steven Spielberg si aggiudicò il Premio Oscar (1986) trattando – come dal celebre romanzo di Alice Walker – della situazione femminile nel Sud degli States, tra violenze domestiche, abusi sessuali incesto e razzismo. Una cruda fotografia di una condizione umana purtroppo, ancora oggi, attuale in parecchie aree del mondo.



 

COMMEDIA

Quando si parla di Blues nel cinema la prima pellicola che viene in mente è ovviamente The Blues Brothers di John Landis con protagonisti John Belushi e Dan Aykroyd. Il film, uscito nel 1980, è entrato anche nel Guinness dei primati per avere la scena con il maggior numero di incidenti d’auto. Un film entrato nella mitologia cinematografica e che ha avuto il fondamentale ruolo di far appassionare al blues tantissime persone in tutto il mondo.

Dal genio di Ethan e Joel Coen ecco Fratello, dove sei? (O Brother, Where Art Thou?), un film del 2000 scritto, diretto e prodotto dai due fratelli con la supervisione alle musiche di T Bone Burnett e liberamente ispirato dall’Odissea di Omero. La pellicola è ambientata in Mississippi alla fine degli anni ’30 e i protagonisti sono tre galeotti appena fuggiti dai lavori forzati alla ricerca di un tesoro da un milione di dollari, frutto della rapina ad un furgone blindato. Durante il loro avventuroso viaggio attraverso l’America rurale della Grande Depressione, i tre incontreranno una variopinta galleria di personaggi, tra cui Tommy Johnson, un chitarrista di colore che ha venduto l’anima al diavolo.

Dal capolavoro letterario di Fannie Flagg nel 1991 arrivò l’acclamatissimo Pomodori Verdi Fritti alla Fermata del Treno, diretto da Jon Avnet, un film drammatico (ma dove si ride pure) che racconta dell’amicizia e dell’amore e della ricerca di libertà di due donne del profondo Sud (Georgia) negli anni Trenta. Molto bella la fotografia e l’ambientazione, forse un tantino edulcorato il rapporto tra le due amiche Ruth e Idgie.

Altro film interessante è sicuramente Cadillac Records, uscito nel  2008 e diretto da Darnell Martin. La pellicola ripercorre l’ascesa e il declino della Chess Records, la famosa etichetta discografica fondata da Leonard Chess a Chicago che ha portato al successo molti artisti blues, ma non solo.

Se siete appassionati del lato misterioso e leggendario del blues, vi consigliamo di vedere Mississippi Adventure (Crossroads), un film del 1986 diretto da Walter Hill. Questa pellicola infatti si basa sulla storia di Willie Brown e Robert Johnson, puntando l’attenzione sul presunto celeberrimo patto col diavolo. La gestione delle parti musicali e della produzione della colonna sonora è affidata a Ry Cooder e, nel duello chitarristico finale, spunta anche un ipercinetico Steve Vai.

Black Snake Moan, film drammatico del 2007 scritto e diretto da Craig Brewer ci porta nei sobborghi di Memphis dove una scapestrata Christina Ricci viene salvata dal vizio e dalla depravazione dal vecchio Samel L. Jackson. Un film pieno di blues che per alcuni aspetti potrebbe ricordare la figura del grande RL Burnside. Meravigliosa la colonna sonora e particolare l’apparizione in due scene (in bianco e nero) di Eddie “Son” House.

Per concludere, vi consigliamo Mudbound, un film che non parla direttamente della musica ma ha in sé il tipico sapore dolceamaro come quello del Blues. Ambientato tra le campagne del Sud degli States durante la Seconda Guerra Mondiale, Mudbound è la storia epica di due famiglie, messe l’una contro l’altra da una gerarchia sociale spietata, eppure legate dalla terra che lavorano: il Delta del Mississippi. La guerra stravolge i piani di entrambe le famiglie, mentre i loro cari appena tornati, stringono un’amicizia difficile, che sfiderà la brutale realtà in cui vivono: il Sud dominato delle Leggi Jim Crow.

Altri film di grande interesse sono: The Butler – Un Maggiordomo alla Casa Bianca (2015), diretto da Lee Daniels con un bravissimo Forest Whitaker; Mo’ Better Blues, storica pellicola di Spike Lee del 1990, Ray, la storia del grande Ray Charles raccontata da Taylor Hackford nel 2004 e L’Agguato – Ghosts from the Past che Rob Reiner ha diretto nel 1996. Difficile da trovare l’interessante Schultze Vuole Suonare il Blues, piacevolissima pellicola tedesca del 2003 diretta da Michael Schorr e, volando verso la verde Irlanda, il bellissimo The Commtments di Alan Parker del 1991 tratto da un romanzo di Roddy Doyle.



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